PINA BAUSCH

In Pina Bausch la vita diventa teatro e il teatro diventa vita. È difficile immaginare cosa sarebbe il teatro della danza di fine Novecento senza la sua paradigmatica esperienza e creatività.

"Se vuoi essere unica, devi essere diversa" diceva Coco Chanel e sicuramente Pina Bausch è stata unica e ha fatto della sua "diversità", del suo essere fuori dagli schemi prestabiliti la sua forza e la sua essenza. Capofila energica e potente del genere teatro danza (Tanztheater), è riuscita a modificare gli orizzonti culturali ed estetici della danza del nostro tempo; Tanztheater è il termine da lei adottato per definire il suo teatro della danza, o "della vita" e "dell'esperienza". Il suo progetto artistico è ben preciso e delineato: la sua produzione artistica non avrebbe più avuto alcuna attinenza con il balletto o la danza moderna, precedentemente accolti nei teatri tedeschi, ma preferì definire la sua compagnia e la sua produzione, Tanztheater (nella lingua tedesca questo vocabolo composto significa semplicemente teatro della danza).

Pina Bausch si definiva una "compositrice di danza", per rimarcare l'importanza della musica e dell'ispirazione musicale nelle sue opere, sottolineandone la natura eminentemente coreografica, anche nell'uso del gesto teatrale e della parola, del suo “teatro totale”. Con la Bausch si assiste alla progressiva demolizione del mito e dell'estetica tradizionale del ballerino, per trasformarlo in "persona", che si muove in abiti quotidiani (giacca e pantaloni per i danzatori, sottovesti, ma soprattutto lunghi abiti da sera per le danzatrici).
Nelle sue pièce totali si scopre quanto abbia saputo dolorosamente scavare nella psiche del danzatore, restituendogli una gestualità senza maschere e una padronanza totale della scena.
In realtà, la Bausch ha sempre utilizzato a sua esclusiva discrezione i materiali espressivi dei ballerini, anche affidando il vissuto di un danzatore a un altro, come se avesse a che fare con semplici passi di danza e non con un frammento di vita. Ha rivelato un'estrema sensibilità e abilità nel saper gestire il respiro scenico dell'universo dei suoi interpreti a cui è toccato ricostruire le anomalie del vivere sociale, l'irrisolta battaglia tra i sessi, lo sgretolamento dei valori più saldi della generazione successiva all'Olocausto, in un corollario di vizi e virtù umane del popolo tedesco ma non solo, esposte non senza una potente patina di divertimento e di ironia. E si è concessa poche libertà d'autore: il vezzo molto tedesco di definire
Stücke , ossia "pezzi", tutte le sue opere collettive, come schegge romantiche della sua fantasia musicale, veri e propri collage che nascono da un continuo dialogo con il gruppo dei danzatori, attraverso un vero e proprio work in progress. La creazione a getto continuo di scenografie vive e naturali ha contribuito a alimentare la trasognata spettacolarità degli Stücke.
Nel teatrodanza della Bausch il corpo del danzatore necessita di una formazione accademica - frequente l'uso di figure tipiche del balletto (
arabesque, attitude ) e di pirouettes - anche se nel suo irrinunciabile avvicinamento alla vita la coreografa rompe continuamente la prigionia dei codici o vi fa ritorno per paradosso, in episodi, spesso ironici, di riflessione sulla danza stessa e sulla fatica di danzare, che costituiscono uno dei leitmotiv non secondari della sua coreografia “totale”.

«Quando comincio un lavoro – affermava Pina Bausch - non so mai cosa ne verrà fuori, dato che all’inizio non ci sono scene, non c’è testo, non c’è musica, non c’è niente, c’è solo la mia compagnia, le persone con cui lavoro».Fondamentale anche il coinvolgimento del pubblico nei suoi lavori.
Chi guarda, riconosce la propria realtà quotidiana, il proprio comportamento e i mali della società contemporanea: la solitudine della vita in comune, l’incomunicabilità tra le persone, l’oppressione ossessiva dei mass-media, il complicato equilibrio fra uomini e donne.

pina-bausch

«Credo che esista nella vita qualcosa che appartiene a tutti e che continuamente cerco».